Quando parliamo di fare da soli, a cosa ci riferiamo?
Ad essere autonomi e sicuri, o essere da soli ed impauriti?
È sottile il confine, ma grande la differenza.
Dire VAI a Pietro, traballante sulle sue gambe esili e piedi che soffrono il contatto col mondo, è come dirgli ora abbi la sicurezza di correre i 100Mt.
Può?
No.
Questo accade quando Pietro riceve uno stimolo più grande di quanto possa tollerare e si bloccherà o si autosaboterà. Non basterà lanciare un salvagente in mare per salvarlo, ma stare con lui nella paura, farlo stare al sicuro, farlo sentire al sicuro.
G.Nicolodi scrisse: "..questo ha un effetto simile a quello che potrebbe avere il tentativo di levare il salvagente a chi è in acqua e vi si è aggrappato perché non sa nuotare. Sarà preso dal panico e si aggrapperà con più forza" rinchiudersi in sé più a riccio di prima.
L'aiuto è assumersi la paura, mettere parole e dare una forma alla paura, non ironizzarla!
PER SOSTENERE LA CRESCITA, STARE NELLA CRESCITA
Fermiamoci a pensare quante volte siamo rimasti dispiaciuti per una risposta ricevuta. Quante volte abbiamo detto: "Bhe io avrei riposto diversamente", oppure "Che rabbia perché non è restato lí con me Carlo? ", e ancora " Ha fatto spallucce Amalia, perché non mi ha chiesto come stavo ?". Ora queste domande il bambino non le può porre, ma se provasse questi stati d'animo?
- Mostrare interesse e condivisione. "Che idea unica hai avuto Marta, ma come ti è venuta in mente?" Quando Marta sentirà sincera approvazione ed interesse potrà camminare con le sue gambe, ma solo dovo aver sentito sicurezza affettiva.
- La frustrazione non passa da sola, non si affievolisce, ma cambierà strada.
Quante volte Marta ha una reazione "esagerata" ad una situazione? Ponetevi la domanda di cosa sia successo prima
- Il bambino ha bisogno di essere guardato, anzi di più... osservato, cresce alla vostra vista. Più io guardo Marta, più lei acquista centimetri di altezza! Non cresce Marta in un giorno, ma nel tempo.
Lo stare insieme nel gioco, porta conoscenza reciproca, è un via libera per la complicità nelle situazioni quotidiane!
SI COMUNICA SOLO CON LA PAROLA?
In queste settimane frizzanti di primavera, ho potuto leggere notizie online di genitori e/o colleghi e non mi trasmettono sensazioni solo dalle parole, ma dal loro tono di voce che collego alla lettura. Lo provate solitamente ? Perché si, per conoscere un individuo non basta la sua parola, ma il mondo che c'è dietro alla parola. Per i bambini, questo é il loro mondo
IL DIETRO ED IL PRIMA.
G.Nicolodi, psicologo e psicomotricista, racconta nel libro " Maestra, guardami..", l'alfabeto del linguaggio corporeo in cui la valenza emozionale-affettiva è centrale, in quanto si fonda sull'aspetto biologico-maturazionale e si prepara al cognitivo.
Ecco la comunicazione non-verbale, che ci racconta:
- Tono muscolare: primo e più arcaico elemento di comunicazione tra il bambino ed il mondo.
- Postura: la posizione del corpo condizionata da chi ho davanti a me: "Sarò agitato, sereno.."
- Movimento: è il moto-verso le persone o le cose intorno.
Pensiamo a due estremi: un bambino immobile o ad un bambino che si muove come una pallina da ping pong, perché ?
- Spazio: investito se conosco quanto ne occupo, se mi posso già differenziare dall'Altro.
- Tempo: è mutevole in base all'etá della persona e simbolo di desiderio.
Lucia: "Ma adesso è dopo? ", quando il desiderio è impellente.
La ricerca del tempo e dello spazio, si vede quando il bambino sta lavorando alla sua individuazione.
L'adulto, potrà rispondere:" Non ora, dopo", o, "Non qui, di là".
Rappresenta la strutturazione emozionale legata alla conoscenza delle nozioni tempo - spazio.
Io adulto ti sto dicendo "Accolgo il tuo desiderio, è legittimo, è tuo, è buono, però la soddisfazione verrà dopo, di là".
- Oggetti: sono i materiali tra il bambino e l'Altro e motivo di contatto con l'Altro.
- Voce: arriva prima della parola, e racconta come sto (tono, timbro, pause, respirazione..);
- Sguardo: vacante o concentrato;
La modalità di ogni bambino indicherà come naturalmente evolve verso la conquista del mondo, attraverso l'asse corpo-emozione.
Quando "io bambino non parlo, sapete quanto racconto di me"